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		<title>Primo blog : Primo blog</title>
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		<description>Il tuo primo blog</description>
		<lastBuildDate>Fri, 12 Mar 2010 16:00:16 GMT</lastBuildDate>
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			<title>Primo blog : Primo blog</title>
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		<title>CRISI TRA AZERBAIGIAN E ARMENIA da peace reporter</title>
		<category>Primo blog</category>
		<pubDate>2009-11-29T13:24:36Z</pubDate>
		<description>&lt;div class=&quot;sottotitolo_singolo&quot;&gt;&lt;br /&gt;Scoppiano combattimenti in Nagorno-Karabakh: almeno 15 morti &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;articolo&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;E’ stata la più grave violazione del cessate il fuoco degli ultimi quattordici anni. Ieri le truppe armene e azere si sono date battaglia per tutta la giornata nel nord del Nagorno-Karabakh, l’enclave che l’Armenia cristiana e filo-russa controlla all’interno dell’Azerbaigian musulmano e filo-occidentale. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;I combattimenti hanno avuto luogo nei distretti di Terter e Goranboy e hanno visto, per la prima volta dal 1994, il massiccio impiego dell’artiglieria pesante. Il bilancio, a fine giornata, era di quindici morti: 12 soldati armeni e 3 azeri. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;I governi di Baku e Yerevan – che all’inizio degli anni ’90 combatterono per il Nagorno-Karabakh una guerra costata 35mila morti e un milione di profughi – si accusano a vicenda di aver innescato gli scontri. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;http://null/upload/immagini/asia_centrale_caucaso/armenia/050322karabakh1.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;Mappa&quot; title=&quot;Mappa&quot; width=&quot;250&quot; height=&quot;195&quot; align=&quot;right&quot; /&gt;Accuse reciproche.&lt;/strong&gt; La versione degli azeri, rilanciata da tutti media occidentali, parla di una provocazione del governo armeno, desideroso di distrarre l’opinione pubblica interna e straniera dalla drammatica crisi politica che sta affliggendo il Paese, degenerata sabato in &lt;a href=&quot;http://null/dettaglio_articolo.php?idpa=&amp;amp;idc=2&amp;amp;ida=3&amp;amp;idt=&amp;amp;idart=10312&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;sanguinosi scontri di piazza&lt;/a&gt; a cui è seguita la proclamazione dello stato d’emergenza e un’ondata di arresti di esponenti dell’opposizione. “L’Armenia cerca di distogliere l’attenzione dei suoi cittadini e della comunità internazionale dai problemi interni al nemico esterno”, ha dichiarato oggi il portavoce del ministro degli Esteri azero, Elmar Mammadyarov. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Per il suo omologo armeno, Vartan Oskanian, è invece stato l’Azerbaigian ad attaccare, sfruttando il momento di debolezza e di crisi interna dell’Armenia. “Forse hanno pensato che noi avessimo concentrato tutta la nostra attenzione sulla nostra situazione interna e che questo poteva dargli un vantaggio psicologico – ha dichiarato Oskanian – ma non è andata così”. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;http://null/upload/immagini/asia_centrale_caucaso/armenia/050322karabakh3.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;Truppe armene&quot; title=&quot;Truppe armene&quot; width=&quot;250&quot; height=&quot;169&quot; align=&quot;left&quot; /&gt;Minacce azere.&lt;/strong&gt; L’ipotesi di un diversivo creato dal governo armeno è più che plausibile. La situazione a Yerevan, pattugliata dai carri armati dell’esercito dopo gli otto manifestanti uccisi sabato scorso, è molto testa: l’opposizione denuncia decine di arresti e promette battaglia. Un’aria da guerra civile che verrebbe spazzata via in caso di una nuova guerra contro il comune nemico azero. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Ma è anche vero che da giorni il presidente dell&#039;Azerbaigian, Ilham Aliyev, temendo che l’effetto Kosovo rianimi l’indipendentismo del Nagorno-Karabakh, va ripetendo che il suo Paese è ormai pronto a riconquistare militarmente la regione. “L’indipendenza del Kosovo ha avuto un impatto negativo sulla soluzione del conflitto, gli sforzi diplomatici non bastano più. Abbiamo comprato mezzi militari, aerei e munizioni e ormai siamo pronti per liberare le nostre terre, i nostri territori occupati dagli armeni”. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;img src=&quot;http://null/upload/immagini/asia_centrale_caucaso/armenia/050322karabakh4.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;Il Btc&quot; title=&quot;Il Btc&quot; width=&quot;250&quot; height=&quot;167&quot; align=&quot;right&quot; /&gt;Il petroliere.&lt;/strong&gt; Grazie ai favolosi introiti delle vendite di petrolio all’occidente (schizzate alle stelle dopo l’apertura dell’oleodotto Baku-Tbilsii-Ceyan) e forte del sostegno della Nato (l’Azerbaigian è membro dell’alleanza filo-atlantica G.u.a.m. con Georgia, Ucraina e Moldova), lo corso novembre il presidente Aliyev ha quasi raddoppiato le spese militari, portando il budget annuo della Difesa a 1,3 miliardi di dollari. Per molti questo significa solo una cosa: l’Azerbaigian si sta preparando a una nuova guerra con l’Armenia per riconquistare il Nagorno-Karabakh perduto negli anni ’90, quando l’Azerbaigian era un &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;</description>
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		<title>arriva la lex?</title>
		<category>Primo blog</category>
		<pubDate>2009-11-28T10:26:23Z</pubDate>
		<description>&lt;h2&gt;La polizia ha aperto le indagini sui post su Facebook che istigano all’odio razziale e ha intercettato quelli con le espressioni più violente. Il forum era stato aperto da un cittadino che ha promosso una manifestazione pacifica contro la comunità nomade presente in città&lt;/h2&gt;&lt;br /&gt;&lt;div id=&quot;articolo_artcontent&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;div id=&quot;banner_little_box&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://adv.ilsole24ore.it/5c/ilsecoloxix.ilsole24ore.com/08/ros/26799887/VideoBox_180x150/OasDefault/default/empty.gif/33653064613961383438366534303030&quot; target=&quot;_top&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://adv.ilsole24ore.it/5/ilsecoloxix.ilsole24ore.com/08/ros/26799887/VideoBox_180x150/OasDefault/default/empty.gif/33653064613961383438366534303030&quot; border=&quot;0&quot; width=&quot;2&quot; height=&quot;2&quot; /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;!--INCLUDE ULTIMI PUBBLICATI--&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;DECINE E DECINE di denunce per istigazione all’odio razziale e incitamento alla xenofobia, congelamento dei dati finora esposti sul blog con proposta di chiusura del sito. E’ appena partita l’indagine della magistratura spezzina sulle frasi contenute nel forum su Facebook “Basta zingari alla Spezia” e già arrivano i primi risultati. La Digos ha già individuato almeno una ventina di persone, tra quelle che hanno postato i messaggi più caldi ed estremisti che adesso rischiano una condanna sino a un anno e sei mesi di reclusione e una multa fino a sei mila euro. La svolta è avvenuta dopo che il consiglio comunale della Spezia si era pronunciato per impedire la manifestazione contro i nomadi, proposta dal forum, e ancora prevista per venerdì prossimo, alle ore 21 in piazza Europa, proprio davanti a palazzo civico. Da un lato la questura ha ribadito che - allo stato attuale - non ci sono gli estremi per vietare il raduno, dato che l’autorizzazione è pervenuta in maniera regolare, addirittura in netto anticipo rispetto alla data scelta: sette giorni di preavviso, anziché i tre previsti dalla legge. Dall’altro , però, la Digos si è messa a monitorare il blog, individuando le frasi più xenofobe e quelle che incitano all’odio razziale, e risalendo agli autori dei messaggi. Sono post del tipo «bruceremo tutti gli zingari», «Vi ammazzeremo», «Ripristiniamo i lagher», «Adolf Hitler ce l’ha insegnato, uccidere ebrei e zingari non è reato», e altre affettuosità dicendo, nonostante i promotori abbiano ribadito più volte le finalità pacifiche della manifestazione. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div id=&quot;zona_30&quot; class=&quot;artbanner&quot; style=&quot;display: none&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;</description>
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		<title>tratto da "informare per resistere"</title>
		<category>Primo blog</category>
		<pubDate>2009-11-28T10:23:35Z</pubDate>
		<description>&lt;div class=&quot;clear_left&quot;&gt;&lt;br /&gt;In occasione della giornata contro la violenza sulle donne pubblichiamo questo articolo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face=&quot;Lucida Sans&quot;&gt;&lt;em&gt;Nei tg nazionali lo &amp;quot;stupratore marocchino&amp;quot; fa sempre ascolto e soprattutto comodo perchè in linea con una politica razzista e xenofoba che è portata avanti da chi detiene 3/4 delle televisioni in Italia. &lt;strong&gt;Ma quali sono i dati ufficiali sulle violenze sulle donne in Italia? &lt;/strong&gt;Ecco, di seguito un articolo del sito panorama.it con tutti &lt;strong&gt;i dati del Viminale&lt;/strong&gt;. Giudicate voi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&amp;quot;&lt;strong&gt;In sei casi su dieci gli autori delle violenze sessuali sono italiani.&lt;/strong&gt; Il dato è emerso durante un convegno dedicato alla violenza sulle donne, che si è tenuto oggi a Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo i dati del ministero dell’Interno, gli autori di stupro sono di nazionalità italiana nel 60,9 per cento casi. Solo il 7,8 per cento dei violentatori, invece, è romeno, mentre il 6,3 per cento è marocchino. &lt;strong&gt;In Italia gli episodi di violenze sessuali nel 2008 sono comunque diminuiti dell’8,4 per cento&lt;/strong&gt;, secondo dati diffusi dal dipartimento della Pubblica sicurezza. La maggior parte degli stupri rientra nelle violenze sessuali non aggravate, anche queste in diminuzione del 7,4 per cento. &lt;strong&gt;Le vittime di violenza sessuale sono per lo più donne (85,3 per cento)&lt;/strong&gt; e di nazionalità italiana (68,9 per cento).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I casi di stupro di gruppo, dopo un incremento registrato nel 2007 (+10,9%) invece sono diminuiti del 24,6 per cento, mentre per le violenze sessuali aggravate è stato registrato un trend decrescente nel triennio 2006-2008 con il 16 per cento in meno. Nel 2007, invece, in Italia era stato registrato un aumento dei casi di violenza sessuale del 5 per cento rispetto al 2006 (da 4.821 a 5.062 episodi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scorso anno le forze di polizia hanno individuato 8.845 autori di violenze sessuali, a fronte di 8.749 segnalazioni nel 2007 e di 7.715 nel 2006. I numeri sono nazionali, ma ci sono anche dati relativi alle singole zone e città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Vicino Roma il dato cambia”, sottolinea il capo di gabinetto delle Pari opportunità, Simonetta Matone. “Rimane la prevalenza degli italiani, ma nei dintorni della capitale la percentuale scende al 48 per cento, mentre quella dei romeni sale al 28 per cento”. A Milano le violenze sessuali sono diminuite nel triennio 2006-2008: si passa dai 526 episodi del 2006 ai 480 del 2008. Anche qui però prevalgono gli italiani tra gli autori del reato: nel 41 per cento dei casi denunciati il responsabile è cittadino italiano, nell’11 per cento romeno, nell’8 per cento egiziano e nel 7 per cento marocchino. A Bologna il fenomeno ha fatto registrare un netto calo, passando da 179 episodi nel 2006 a 139 nel 2008. Con riferimento alla nazionalità degli autori, risultano nel 47 per cento dei casi italiani, nell’11 per cento marocchini e nel 10 per cento romeni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“&lt;strong&gt;Ritengo che la violenza sessuale sia il reato che più lede i diritti fondamentali delle donne&lt;/strong&gt;. Io sono in realtà tra i fautori del decreto legge antistupro, bisogna far capire che le istituzioni sono dalla parte delle vittime ma soprattutto che con questo decreto si sono abbreviate di molto le lungaggini burocratiche della legge”, aggiunge la Matone. “Oltre a tutto questo, il ministero per le Pari opportunità sta portando avanti un Piano nazionale antiviolenza. Stiamo pensando alla creazione di corsi di formazione per il personale di base delle forze dell’ordine, a corsi da fare nelle scuole per rendere i bambini consapevoli dei propri diritti, a campagne di informazione”.&amp;quot;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;</description>
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		<title>DA REPUBBLICA</title>
		<category>Primo blog</category>
		<pubDate>2009-11-28T10:03:15Z</pubDate>
		<description>L&#039;INCHIESTA - Il peso del ricatto al premier della famiglia di Brancaccio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sembra legato all&#039;inizio della sua storia di imprenditore&lt;!-- fine OCCHIELLO --&gt; &lt;br /&gt;&lt;h1&gt;&lt;!-- inizio TITOLO --&gt;&lt;strong&gt;Sono i soldi degli inizi del Cavaliere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l&#039;asso nella manica dei fratelli Graviano&lt;/strong&gt;&lt;!-- fine TITOLO --&gt;&lt;/h1&gt;&lt;br /&gt;&lt;h3&gt;&lt;!-- inizio SOMMARIO --&gt;Più che un eventuale avviso di garanzia per le stragi del &#039;93, il premier dovrebbe&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;temere il coinvolgimento da parte delle cosche sulle storie di denaro affari e politica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- inizio FIRMA --&gt;&lt;span class=&quot;txt12&quot;&gt;&lt;em&gt;di ATTILIO BOLZONI e GIUSEPPE D&#039;AVANZO&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;!-- fine FIRMA --&gt;&lt;!-- fine SOMMARIO --&gt;&lt;/h3&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div id=&quot;adv160x600r&quot; style=&quot;display: none&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div id=&quot;multimedia&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;fotosxb&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- inizio FOTO1 --&gt;&lt;img src=&quot;http://null/stor_17312592_45200.jpg&quot; border=&quot;0&quot; alt=&quot;Sono i soldi degli inizi del  Cavaliere l&#039;asso nella manica dei fratelli Graviano&quot; width=&quot;230&quot; /&gt;&lt;!-- fine FOTO1 --&gt; &lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- inizio DIDA --&gt;Giuseppe Graviano&lt;!-- fine DIDA --&gt; &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;!--end multimedia--&gt;&lt;br /&gt;&lt;div id=&quot;testo&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- inizio TESTO --&gt;Soldi. Soldi &amp;quot;loro&amp;quot; che non sono rimasti in Sicilia, ma &amp;quot;portati su&amp;quot;, lontano da Palermo. &amp;quot;Filippo Graviano mi parlava come se fosse un suo investimento, come se la Fininvest fossero soldi messi da tasca sua&amp;quot;. Per Gaspare Spatuzza, da qualche parte, la famiglia di Brancaccio ha &amp;quot;un asso nella manica&amp;quot;. Quale può essere questo &amp;quot;jolly&amp;quot; non è più un mistero. Per i mafiosi, che riferiscono quel che sanno ai procuratori di Firenze, è una realtà il ricatto per Berlusconi che Cosa Nostra nasconde sotto la controversa storia delle stragi del 1993. Nell&#039;interrogatorio del 16 marzo 2009, Spatuzza non parla più di morte, di bombe, di assassini, ma del denaro dei Graviano. E ha pochi dubbi che Giuseppe Graviano (che chiama &amp;quot;Madre Natura&amp;quot; o &amp;quot;Mio padre&amp;quot;) &amp;quot;si giocherà l&#039;asso&amp;quot; contro chi a Milano è stato il mediatore degli affari di famiglia, Marcello Dell&#039;Utri, e l&#039;utilizzatore di quelle risorse, Silvio Berlusconi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mafioso ricostruisce la storia imprenditoriale della cosca di Brancaccio, con i Corleonesi di Riina e Bagarella e i Trapanesi di Matteo Messina Denaro, il nocciolo duro e irriducibile di Cosa nostra siciliana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È il 16 marzo 2009, il mafioso di Brancaccio racconta ai pubblici ministeri del &amp;quot;tesoro&amp;quot; dei Graviano. &amp;quot;Cento lire non gliele hanno levate a tutt&#039;oggi. Non gli hanno sequestrato niente e sono ricchissimi&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Non si fidano di nessuno, hanno costruito in questi vent&#039;anni un patrimonio immenso&amp;quot;. Per Gaspare Spatuzza, due più due fa sempre quattro. Dopo il 1989 e fino al 27 gennaio 1994 (li arrestano ai tavoli di &amp;quot;Gigi il cacciatore&amp;quot; di via Procaccini), Filippo e Giuseppe decidono di starsene latitanti a Milano e non a Palermo. Hanno le loro buone ragioni. A Milano possono contare su protezioni eccellenti e insospettabili che li garantiscono meglio delle strade strette di Brancaccio dove non passa inosservato nemmeno uno spillo. E dunque perché? &amp;quot;E&#039; anomalissimo&amp;quot;, dice il mafioso, ma la chiave è nel denaro. A Milano non ci sono uomini della famiglia, ma non importa perché ci sono i loro soldi e gli uomini che li custodiscono. I loro nomi forse non sono un mistero. Di più, Gaspare Spatuzza li suggerisce. Interrogatorio del 16 giugno: &amp;quot;Filippo ha nutrito sempre simpatia nei riguardi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell&#039;Utri, (...) Filippo è tutto patito dell&#039;abilità manageriale di Berlusconi. Potrei riempire pagine e pagine di verbale [per raccontare] della simpatia e del... possiamo dire ... dell&#039;amore che lo lega a Berlusconi e Dell&#039;Utri&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!--inserto--&gt;&lt;br /&gt;&lt;div id=&quot;adv180x150m&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- OAS AD &#039;Middle&#039; - da inserire per 200x200 --&gt;&lt;!--script language=&quot;javascript&quot; type=&quot;text/javascript&quot;&gt;OAS_RICH(&#039;Middle&#039;);&lt;/script--&gt;&lt;!-- Template Id = 1 Template Name = Banner Creative (Flash) --&gt;&lt;!-- Copyright 2002 DoubleClick Inc., All rights reserved. --&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;!--/inserto--&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;L&#039;asso nella manica&amp;quot; di Giuseppe Graviano, &amp;quot;il jolly&amp;quot; evocato dal mafioso come una minaccia - sostengono fonti vicine all&#039;inchiesta - non è nella fitta rete di contatti, reciproche e ancora misteriose influenze che hanno preceduto le cinque stragi del 1993 - lo conferma anche Spatuzza - , ma nelle connessioni di affari che, &amp;quot;negli ultimi vent&#039;anni&amp;quot;, la famiglia di Brancaccio ha coltivato a Milano. E&#039; la rassicurante condizione che rende arrogante anche Filippo, solitamente equilibrato. Dice Gaspare: &amp;quot;[Filippo mi disse]: facceli fare i processi a loro, perché un giorno glieli faremo noi, i processi&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella lettura delle migliaia di pagine di interrogatorio, ora agli atti del processo di appello di Marcello Dell&#039;Utri, pare necessario allora non farsi imprigionare da quel doloroso 1993, ma tenere lo sguardo più lungo verso il passato perché le stragi di quell&#039;anno sono soltanto la fine (provvisoria e sfuggente) di una storia, mentre i mafiosi che hanno saltato il fosso - e i boss che hanno autorizzato la manovra - parlano di un inizio e su quell&#039;epifania sembrano fare affidamento per la resa dei conti con il capo del governo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cose stanno così. Berlusconi non deve temere il suo coinvolgimento - come mandante - nelle stragi non esclusivamente mafiose del 1993. Può mettere fin da ora nel conto che sarà indagato, se già non lo è a Firenze. Molti saranno gli strepiti quando la notizia diventerà ufficiale, ma va ricordato che l&#039;iscrizione al registro degli indagati mette in chiaro la situazione, tutela i diritti della difesa, garantisce all&#039;indagato tempi certi dell&#039;istruttoria (limitati nel tempo). Quando l&#039;incolpazione diventerà pubblica, l&#039;immagine internazionale del premier ne subirà un danno, è vero, ma il Cavaliere ha dimostrato di saper reggere anche alle pressioni più moleste. E comunque quel che deve intimorire e intimorisce oggi il premier non è la personale credibilità presso le cancellerie dell&#039;Occidente, ma fin dove si può spingere e si spingerà l&#039;aggressione della famiglia mafiosa di Brancaccio, determinata a regolare i conti con l&#039;uomo - l&#039;imprenditore, il politico - da cui si è sentita &amp;quot;venduta&amp;quot; e tradita, dopo &amp;quot;le trattative&amp;quot; del 1993 (nascita di Forza Italia), gli impegni del 1994 (primo governo Berlusconi), le attese del 2001 (il Cavaliere torna a Palazzo Chigi dopo la sconfitta del &#039;96), le più recenti parole del premier: &amp;quot;Voglio passare alla storia come il presidente del consiglio che ha distrutto la mafia&amp;quot; (agosto 2009). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;fotodx&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://null/stor_17312591_45510.jpg&quot; border=&quot;0&quot; width=&quot;230&quot; /&gt; &lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- inizio DIDA --&gt;Filippo Graviano&lt;!-- fine DIDA --&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mandate in avanscoperta, non contraddette o isolate dai boss, le &amp;quot;seconde file&amp;quot; della cosca - manovali del delitto e della strage al tritolo - hanno finora tirato dentro il Cavaliere e Marcello Dell&#039;Utri come ispiratori della campagna di bombe, inedita per una mafia che in Continente non ha mai messo piede - nel passato - per uccidere innocenti. Fonti vicine alle inchieste (quattro, Firenze, Caltanissetta, Palermo, Milano) non nascondono però che raccogliere le fonti di prove necessarie per un processo sarà un&#039;impresa ardua dall&#039;esito oggi dubbio e soltanto ipotetico. Non bastano i ricordi di mafiosi che &amp;quot;disertano&amp;quot;. Non sono sufficienti le parole che si sono detti tra loro, dentro l&#039;organizzazione. Non possono essere definitive le prudenti parole di dissociazione di Filippo Graviano o il trasversale messaggio di Giuseppe che promette ai magistrati &amp;quot;una mano d&#039;aiuto per trovare la verità&amp;quot;. Occorrono, come li definisce la Cassazione, &amp;quot;riscontri intrinseci ed estrinseci&amp;quot;, corrispondenze delle parole con fatti accertabili. Detto con chiarezza, sarà molto difficile portare in un&#039;aula di tribunale l&#039;impronta digitale di Silvio Berlusconi nelle stragi del 1993. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo affondo della famiglia di Brancaccio sembra - vagliato allo stato delle cose di oggi - soltanto un avvertimento che Cosa Nostra vuole dare alla letale quiete che sta distruggendo il potere dell&#039;organizzazione e, soprattutto, uno scrollone a uno stallo senza futuro, che l&#039;allontana dal recupero di risorse essenziali per ritrovare l&#039;appannato prestigio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;fotodx&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://null/stor_17317321_46320.jpg&quot; border=&quot;0&quot; width=&quot;230&quot; /&gt; &lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- inizio DIDA --&gt;Marcello Dell&#039;Utri&lt;!-- fine DIDA --&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il denaro, i piccioli, in queste storie di mafia, sono sempre curiosamente trascurati anche se i mafiosi, al di là della retorica dell&#039;onore e della famiglia, altro non hanno in testa. I Graviano, dice Gaspare Spatuzza, non sono un&#039;eccezione. Nel loro caso, addirittura sono più lungimiranti. Nei primi anni novanta, Filippo e Giuseppe preparano l&#039;addio alla Sicilia, &amp;quot;la dismissione del loro patrimonio&amp;quot; nell&#039;isola. Spatuzza (16 giugno 2009): &amp;quot;Nel 1991, vendono, svendono il patrimonio. Cercano i soldi, [vogliono] liquidità e io non so come sono stati impiegati [poi] questi capitali, e per quali acquisizioni. Certo, non sono restati in Sicilia&amp;quot;. I Graviano, a Gaspare, non appaiono più interessati &amp;quot;alle attività illecite&amp;quot;. &amp;quot;Quando Filippo esce [dal carcere] nell&#039;88 o nel 1989, esce con questa mania, questa grandezza imprenditoriale. I Graviano hanno già, per esempio, le tre Standa di Palermo affidate a un prestanome, in corso Calatafimi a Porta Nuova, in via Duca Della Verdura, in via Hazon a Brancaccio&amp;quot;. Filippo - sempre lui - si sforza di far capire anche a uno come Spatuzza, imbianchino, le opportunità e anche i rischi di un impegno nella finanza. Le sue parole svelano che ha già a disposizione uomini, canali, punti di riferimento, competenze. &amp;quot;[Filippo] mi parla di Borsa, di Tizio, di Caio, di investimenti, di titoli. (...). Mi dice: [vedi Gaspare], io so quanto posso guadagnare nel settore dell&#039;edilizia, ma se investo [i miei soldi] in Borsa, nel mercato finanziario, posso perdere e guadagnare, non c&#039;è certezza. Addirittura si dice che a volte, se si benda una scimmia e le si fa toccare un tasto, può riuscire meglio di un esperto. Filippo è attentissimo nel seguire gli scambi, legge ogni giorno il Sole 24ore. Tiene in considerazione la questione Fininvest, d&#039;occhio [il volume degli] investimenti pubblicitari. Mi dice [meraviglie] di una trasmissione come Striscia la notizia. Minimo investimento, massima raccolta [di spot], introiti da paura. &amp;quot;Il programma più redditizio della Fininvest&amp;quot;, dice. Abbiamo parlato anche di Telecom, Fiat, Piaggio, Colaninno, Tronchetti Provera, ma la Fininvest era, posso dire, un terreno di sua pertinenza, come [se fosse] un [suo] investimento, come se fossero soldi messi da tasca sua, la Fininvest&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E&#039; l&#039;interrogatorio del 29 giugno 2009. Gaspare conclude: &amp;quot;Le [mie] dichiarazioni non possono bruciare l&#039;asso [conservato nella manica] di Giuseppe&amp;quot; perché &amp;quot;il jolly&amp;quot; non ha nulla a che spartire con la Sicilia, con le stragi, con quell&#039;orizzonte mafioso che è il solo paesaggio sotto gli occhi di Spatuzza. Un mese dopo (28 luglio 2009), i pubblici ministeri chiedono a Filippo in modo tranchant dove siano le sue ricchezze. Quello risponde: &amp;quot;Non ne parlo e mi dispiace non poterne parlare&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, per raccapezzarci meglio in questo labirinto, si deve ricordare che i legami tra Marcello Dell&#039;Utri e i paesani di Palermo non sono una novità. Come non sono sconosciuti gli incontri - nella metà degli anni settanta - tra Silvio Berlusconi e la créme de la créme di Cosa Nostra (Stefano Bontate, Mimmo Teresi, Tanino Cinà, Francesco Di Carlo). Né sono inedite le rivelazioni sulla latitanza di Gaetano e Antonino Grado nella tenuta di Villa San Martino ad Arcore, protetta dalla presenza di Vittorio Mangano, capo del mandamento di Porta Nuova (il mafioso, &amp;quot;che poteva chiedere qualsiasi cosa a Dell&#039;Utri&amp;quot;, siede alla tavola di Berlusconi anche nelle cene ufficiali, altro che &amp;quot;stalliere&amp;quot;). Nella scena che prepara la confessione di Gaspare Spatuzza, quel che è originale è l&#039;esistenza di &amp;quot;un asso&amp;quot; che, giocato da Giuseppe Graviano, potrebbe compromettere il racconto mitologico dell&#039;avventura imprenditoriale del presidente del consiglio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con quali capitali, Berlusconi abbia preso il volo, a metà degli settanta, ancora oggi è mistero glorioso e ben protetto. Molto si è ragionato sulle fidejussioni concessegli da una boutique del credito come la Banca Rasini; sul flusso di denaro che gli consente di tenere a battesimo Edilnord e i primi ambiziosi progetti immobiliari. Probabilmente capitali sottratti al fisco, espatriati, rientrati in condizioni più favorevoli, questo era il mestiere del conte Carlo Rasini. Ma è ancora nell&#039;aria la convinzione che non tutta la Fininvest sia sotto il controllo del capo del governo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molte testimonianze di &amp;quot;personaggi o consulenti che hanno lavorato come interni al gruppo&amp;quot;, rilasciate a Paolo Madron (autore, nel 1994, di una documentata biografia molto friendly, Le gesta del Cavaliere, Sperling&amp;amp;Kupfer), riferiscono che &amp;quot;sono [di Berlusconi] non meno dell&#039;80 per cento delle azioni delle [22] holding [che controllano Fininvest]. Sull&#039;altro 20 per cento, per la gioia di chi cerca, ci si può ancora sbizzarrire&amp;quot;. Sembra di poter dire che il peso del ricatto della famiglia di Brancaccio contro Berlusconi può esercitarsi proprio tra le nebbie di quel venti per cento. In un contesto che tutti dovrebbe indurre all&#039;inquietudine. Cosa Nostra minaccia in un regolamento di conti il presidente del consiglio. Ne conosce qualche segreto. Ha con lui delle cointeressenze antiche e inconfessabili. Le agita per condizionarne le scelte, ottenerne utili legislativi, regole carcerarie più favorevoli, minore pressione poliziesca e soprattutto la disponibilità di ricchezze che (lascia intuire) le sono state trafugate. In questo conflitto - da un lato, una banda di assassini; dall&#039;altro un capo di governo liberamente eletto dal popolo, nonostante le sue opacità - non c&#039;è dubbio con chi bisogna stare. E tuttavia, per sottrarsi a quel ricatto rovinoso, anche Berlusconi è chiamato a fare finalmente luce sull&#039;inizio della sua storia d&#039;imprenditore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Cavaliere dice che si è fatto da sé correndo in salita senza capitali alle spalle. Sostiene di essere il proprietario unico delle holding che controllano Mediaset (ma quante sono, una buona volta, ventidue o trentotto?). E allora l&#039;altro venti per cento di Mediaset di chi è? Davvero, come raccontano ora gli uomini di Brancaccio, è della mafia? È stata la Cosa Nostra siciliana allora a finanziarlo nei suoi primi, incerti passi di imprenditore? Già glielo avrebbero voluto chiedere i pubblici ministeri di Palermo che pure qualche indizio in mano ce l&#039;avevano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel dubbio non può essere trascurabile per un uomo orgoglioso di avercela fatta senza un gran nome, senza ricchezze familiari, un outsider nell&#039;Italia ingessata delle consorterie e prepotente delle lobbies. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi, in occasione del processo di primo grado contro Marcello Dell&#039;Utri, avrebbe potuto liberarsi di quel sospetto con poche parole. Avrebbe potuto dire il suo segreto; raccontare le fatiche che ha affrontato; ricordare le curve che ha dovuto superare, anche le minacce che gli sono piovute sul capo. Poche parole con lingua secca e chiara. E lui, invece, niente. Non dice niente. L&#039;uomo che parla ossessivamente di se stesso, compulsivamente delle sue imprese, tace e dimentica di dirci l&#039;essenziale. Quando i giudici lo interrogano a Palazzo Chigi (è il 26 novembre 2002, guida il governo), &amp;quot;si avvale della facoltà di non rispondere&amp;quot;. Glielo consente la legge (è stato indagato in quell&#039;inchiesta), ma quale legge non scritta lo obbliga a tollerare sulle spalle quell&#039;ombra così sgradevole e anche dolorosa, un&#039;ombra che ipoteca irrimediabilmente la sua rispettabilità nel mondo - nel mondo perché noi, in Italia, siamo più distratti? Qual è il rospo che deve sputare? Che c&#039;è di peggio di essere accusato di aver tenuto il filo - o, peggio, di essere stato finanziariamente sostenuto - da un potere criminale che in Sicilia ha fatto più morti che la guerra civile nell&#039;Irlanda del Nord? Che c&#039;è di peggio dell&#039;accusa di essere un paramafioso, il riciclatore di denaro che puzza di paura e di morte? Un&#039;evasione fiscale? Un trucco di bilancio? Chi può mai crederlo nell&#039;Italia che ammira le canaglie. Per quella ragione, gli italiani lo avrebbero apprezzato di più, non di meno. Avrebbero detto: ma guarda quel bauscia, è furbissimo, ha truccato i conti, gabbato lo Stato e vedi un po&#039; dove è arrivato e con quale ricchezza! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D&#039;altronde anche per questo scellerato fascino, gli italiani lo votano e gli regalano la loro fiducia. E dunque che c&#039;è di indicibile nei finanziamenti oscuri, senza padre e domicilio, che gli consentono di affatturarsi i primi affari? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- do nothing --&gt;E&#039; giunto il tempo, per Berlusconi, di fare i conti con il suo passato. Non in un&#039;aula di giustizia, ma en plein air dinanzi all&#039;opinione pubblica. Prima che sia Cosa Nostra a intrappolarlo e, con lui, il legittimo governo del Paese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- do nothing --&gt;&lt;!-- fine TESTO --&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;</description>
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		<title>INTERNAZIONALE</title>
		<category>Primo blog</category>
		<pubDate>2009-11-28T10:00:32Z</pubDate>
		<description>&lt;h1 class=&quot;entry-title&quot;&gt;Dubai sull’orlo della bancarotta&lt;/h1&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;format_text entry-content&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;La città di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ha accumulato debiti per circa ottanta miliardi di dollari. I creditori vogliono che i debiti siano onorati alla scadenza stabilita del 14 dicembre, ma il governo ha chiesto ai creditori una moratoria almeno fino al 30 marzo 2010. La situazione più grave è quella del fondo obbligazionario di Sukuk, di circa quattro miliardi di dollari, i cui azionisti reclamano il saldo nei tempi previsti.&lt;span&gt;&lt;/span&gt;-&lt;a href=&quot;http://www.economist.com/&quot;&gt;&lt;em&gt;&lt;font color=&quot;#2361a1&quot;&gt;The Economist, Gran Bretagna&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;</description>
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		<title>un bel articolo da peace reporter</title>
		<category>Primo blog</category>
		<pubDate>2009-11-27T23:01:09Z</pubDate>
		<description>&lt;div class=&quot;sottotitolo_singolo&quot;&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Perché sono sicuro, io finisco in tribunale. Anche tra cinquant&#039;anni: ma io finisco come Eichmann&amp;quot;. Un soldato israeliano racconta l&#039;Operazione Piombo Fuso&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;articolo&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src=&quot;http://null/upload/1/19/197/1976/19762.jpg&quot; border=&quot;0&quot; width=&quot;310&quot; height=&quot;216&quot; /&gt;&amp;quot;Ma perché non è questione di ordini. Nessuno mi ha mai detto: spara a qualsiasi cosa si muove, se è questo che intendi: spara indipendentemente da tutto. Ma neppure mi è stato detto di sparare solo davanti a una minaccia reale, nel senso - una minaccia che hai verificato, un terrorista che esiste davvero. E alla fine, è tutto qui, nel senso: questo equivoco, no?, questo Goldstone, e tutta la storia, nel senso - il diritto di guerra. Non spari se sei minacciato, ma se ti senti minacciato. Cioè, non il pericolo reale: il pericolo percepito. Spari se hai paura. Tutto qui. E solo - solo che hai costantemente paura. Ti senti costantemente minacciato. Perché sei israeliano, e perché un israeliano viene cresciuto nell&#039;idea della minaccia, e il pericolo e la paura. Perché è una vita intera che ti insegnano a sentirti minacciato. E per cui spari. Entri in una casa, e non sai chi trovi, dentro: e d&#039;altra parte - come puoi saperlo?, e per cui non è che bussi gentile e aspetti il proiettile, fai esplodere tutto e entri sparando in ogni direzione. Chi trovi, trovi. D&#039;altra parte - perché mai sono lì? Non si sono accorti della guerra?, perché sono ancora lì? Affari loro. L&#039;unica mia regola è la visuale, la massima visuale. Giri a destra, a un incrocio, e demolisci la casa a sinistra, la casa che ti rimane dietro. Che storia è, adesso, che sarebbe un crimine?, questo Goldstone - che avrei bisogno di una motivazione? Dietro una finestra può nascondersi chiunque. In guerra ogni attacco è preventivo. E è per questo che l&#039;addestramento vero, alla fine, è a scuola, non in caserma. Perché è a scuola che impari chi sono gli arabi, nel senso - come funziona, qui: la loro vita o la mia. E per cui non è questione di ordini, è questione - questione di atmosfera. La sera prima il comandante ci ha riunito. Sanno perfettamente quando arriviamo, ha detto. E da dove arriviamo. L&#039;unica cosa che abbiamo è la potenza di fuoco. L&#039;unica cosa. Un grilletto, e un dito. Per cui, in caso di dubbio, sparate: e non avrete più alcun dubbio. E poi, ha detto, fortunatamente gli ospedali erano già al limite: e senza più medicine, gasolio, niente, un cerotto: per cui la storia era più rapida, nel senso - nel senso: morivano tutti: anche se non possiamo colpire direttamente le ambulanze, ha detto: siamo una democrazia, purtroppo: non possiamo combattere come vorremmo. In questo senso - l&#039;atmosfera: perché quello che vorremmo, qui, è chiaro a tutti. Cioè, non è esplicito. Non è un ordine, nel senso - tecnicamente. Ma è chiaro comunque. Per cui, nel dubbio - spari. Tutti che vogliono capire perché sono partito. Ma io non ho scelto di andare in guerra, in guerra ci sono nato. La guerra è la mia vita. Non ho idea onestamente, di quale fosse l&#039;obiettivo preciso: ma non è importante - voglio dire: l&#039;obiettivo: conoscerlo, condividerlo. Perché la guerra non è qualcosa di discontinuo rispetto alla mia vita: non è che esiste la pace, qui, e poi a un certo punto la guerra - e ti chiedi allora se ha senso partire, e quale sia l&#039;obiettivo. E così, uguale: non è che ricevi un ordine preciso, nessuna discontinuità. L&#039;obiettivo, l&#039;ordine lo conosci da sempre. Perché sei ebreo, e vogliono assassinarti&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Non è questione di singoli soldati, qui. L&#039;errore, il danno collaterale. Lo squilibrato di Abu Ghraib con il prigioniero al guinzaglio, no - è questione di un sistema intero, qui, che è in cortocircuito. E questo sistema non è l&#039;esercito israeliano: il nostro esercito rimane tra i migliori al mondo. Il problema è questa cosa - questa contraddizione: il diritto di guerra. Cioè: prima ancora, il problema è la parola stessa: guerra. Perché suggerisce l&#039;idea di una storia come - come lo sbarco in Normandia, no?, avanzate ritirate, la battaglia della Somme: l&#039;inverno in trincea - suggerisce una specie di parità tra i contendenti. Insomma, un esercito contro l&#039;altro, questi racconti epici, Clausewitz, Napoleone, e tutte quelle iliadi lì, le trombe e i tamburi e le medaglie al valore. Sono morti quasi... millequattrocentoquarantaquattro arabi, rispetto a tredici israeliani: di cui, tra l&#039;altro, quattro per fuoco amico - quindi diciamo millequattrocentoeccetera contro nove. Che guerra è?, con una sproporzione così, che eroismo è? E quelli, ti garantisco, erano in larga parte dei disperati con gli stracci ai piedi. Che guerra è? Sono i soldati ormai, non i civili, le vittime accidentali. Il danno collaterale. Non è guerra, è stupro: però la parola è utile, perché è già un&#039;arma, e la più potente - perché in guerra, no?, tutto è permesso. E questa cosa poi, che chiamiamo diritto di guerra, ogni volta, questa storia, i crimini le inchieste - intanto, è completamente inadeguato. Peché questa guerra è una guerra di tipo nuovo: e da entrambe le parti. Nel senso - da entrambe le parti: è la definizione stessa di guerrigliero, uno che è sostenuto dalla popolazione locale - come in Vietnam, no?, l&#039;acqua dei pesci. Nessuno è innocente. Ma distinguere tra civili e combattenti è impossibile anche con Israele. Arriva questo Goldstone, adesso, con la squadra e il compasso e le sue belle geometrie, e mi viene a accusare che sono l&#039;unico assassino, qui. Ma muoiono di embargo, quelli, di fame, di malattie minime che diventano incurabili perché hai quattro anni e non hai mai mangiato un pezzo di carne. E non è solo l&#039;embargo: è l&#039;occupazione. La maggior parte di quelle regole, lì, Ginevra, viene violata con mezzi civili, non militari. Con mezzi legali, con la legge. Un pozzo è Oslo, che ti proibisce di scavarlo, non la guerra - non io: non è per le mie granate, a Hebron, che ti schianti di colera. Chi spara, tra gli israeliani, è solo più visibile: solo in divisa: ma non è l&#039;unico soldato. L&#039;occupazione è la guerra in borghese. Nessuno è innocente. E comunque non è solo questo, voglio dire - questa storia del diritto di guerra. Non sono semplicemente regole inadeguate, concepite per altri tempi, altri mondi. Sono regole insensate, in assoluto. Si chiede di combattere eticamente. Pensare prima di sparare. Ma qui non esistono regole. L&#039;unica cosa che puoi fare, prima di sparare, è essere sparato&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Il mio compito è stato essenzialmente investire polli. Nel senso - polli. Migliaia di polli. Ore e ore, migliaia, migliaia di polli. Con una ruspa. Il più grande allevamento di Gaza, e il solo ancora in funzione. Come il mulino, quando abbiamo bombardato il mulino, all&#039;inizio - perché era ancora in funzione. E poi, immediatamente, le riserve di acqua - insomma, queste cose così. Perché Goldstone non ha capito che è più umanitario affamare che incenerire - consentire al nemico di arrendersi vivo invece che morto. Non dovevamo conquistare Gaza, dovevamo sradicare il terrorismo. E per sradicare il terrorismo, l&#039;unica è sradicare l&#039;infrastruttura di supporto. Come in Libano. Colpire tutto. Letteralmente: tutto quello che ti fa sopravvivere, e tirare razzi impunito. O lasciare tirare razzi, che poi è uguale: si chiama complicità, in diritto, non si chiama innocenza. La mia guerra è stata essenzialmente questo: demolire. Non mi occupo di granate, storie del genere. Non sono un assassino. Guido una ruspa. Poi è anche divertente, sembra un videogioco, insegui tutti quei polli... Tipo PacMan, è divertente. Migliaia di polli. Non sono un terrorista, io, non esplodo alla posta. Semplicemente, davanti a una cosa come Hamas tutto è un obiettivo legittimo: anche un asilo: perché in fondo è dall&#039;asilo che insegnano ai bambini a diventare terroristi, Corano invece che tabelline, ma li hai visti?, con la bandiera, lì che cantano canzoni sulla resistenza, e chiedi da dove arrivano e sono alti venti centimetri e ti rispondono: da Lydda - da Lydda?, ma spiegategli l&#039;alfabeto, a questo, piuttosto: sono sessant&#039;anni che quella è casa mia. Però è chiaro: siamo una democrazia, e non possiamo colpire un asilo. Però, per intenderci - nessuna città è una città, qui, nessun quartiere è un quartiere: solo basi militari. E allora l&#039;unica è creare una situazione così disperata, così intollerabile che scelgano di andare via, di trasferirsi altrove: oppure, come preferiscono - che la finiscano con questa storia di Hamas. Nel senso: vogliono sostenere Hamas? Che imparino a cucinare erbe e fango, però, perché non rimarrà neppure una capra. Perché l&#039;obiettivo, realisticamente, non è combattere contro i terroristi intesi fisicamente, individualmente uno a uno: avremo sempre, intorno, milioni di arabi. L&#039;obiettivo è la popolazione civile: convincerla a non sostenere Hamas. Con tutti i mezzi possibili: politici, economici, militari. Sono sessant&#039;anni, qui, e altri avrebbero già usato il nucleare. Ma ditelo a Goldstone - noi siamo una democrazia&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;Solo che alla fine, a un certo punto - non so, solo che ti accorgi che la guerra santa, qui, in realtà è la tua. A cominciare da questo nome, no?, questo Piombo Fuso: perché arriva dal Talmud, è una delle tecniche di esecuzione della condanna a morte. Strangolare, mentre si versa in gola appunto, piombo fuso. E a pensarci, è esattamente la strategia di Gaza, no?, voglio dire, l&#039;embargo, e poi colpire con questa violenza... Con questa violenza sproporzionata, sì: sproporzionata, in un certo senso. Cioè, più che altro... Proporzionata, ma alla minaccia e non alla realtà. Voglio dire: tu non riconosci la mia esistenza, e io non riconosco la tua: è una cosa proporzionata. Però - cioè, non sono del tutto sicuro. Voglio dire: adesso. A ripensarci. Perché poi io - io fondamentalmente non ho visto nessuno. Nel senso: questi terroristi. A volte sentivamo un colpo, e rispondevamo con l&#039;inferno, però - però non posso veramente dire di averli visti. Non dico che non c&#039;erano, c&#039;erano, ovvio - altrimenti perché mi hanno spedito lì?, però - però, voglio dire: si capisce dai rabbini. Perché l&#039;esercito ha i suoi rabbini, no?, l&#039;assistenza spirituale. Ma alla fine è una specie di demonizzazione del nemico, come l&#039;equazione tra arabi e amalechiti. Una specie di scontro tra il bene e il male. E quindi ti è chiaro che non sarai punito, mai, qualsiasi cosa farai, perché Dio è con te. Non so, è - è a ripensarci, dopo, questa specie di disumanizzazione. Come l&#039;impossibilità di fuggire. Perché in genere le guerre sono sempre le frontiere, no?, e tutti i profughi, in televisione, in fila nel fango. E invece lì erano tutti intrappolati dentro. E poi questa storia dei soccorsi. Nel senso - questa storia di ostacolarli. Così, per nessuna ragione precisa. Nessun ordine preciso, però - cioè, ogni volta trovavi un motivo per fermare, rinviare. Sparare. Un giorno ho demolito una casa sulla testa di morti e feriti, con questi pezzi dalle macerie, un tubo una sedia: una mano. Dopo che avevamo impedito all&#039;ambulanza di raggiungerli, e anche sparato a quelli che tentavano di andare via. Perché arrivavano i volantini, no?, ad avvisarli: dicevamo di andare via: quindi era ovvio, se erano ancora lì erano dei terroristi. Però: cioè, ci ho pensato dopo, nel senso - quando poi erano lì a terra, in genere, mentre tornavo indietro lungo la stessa strada: a Gaza? E andare dove?&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&amp;quot;E adesso - e ma adesso non so. Ma perché la verità è che questo stato che era qui per proteggermi, e essere la salvezza per me ebreo, questo stato la verità è che può proteggermi dagli arabi, cancellarli tutti in tre giorni - ma Israele non può proteggermi da me stesso. Perché poi un giorno, anche tra cinquant&#039;anni sono sicuro, arriva uno come Goldstone, e sarò in vacanza a Parigi e mi arresteranno per i polli che ho ucciso a Gaza, e finirò in tribunale, perché dovevo pensare prima di sparare, e come Eichmann, anche tra cinquant&#039;anni all&#039;improvviso, e finirò in tribunale. Perché la verità è che da Gaza non esiste ritorno. Dopo Gaza, solo Gaza, sempre: solo l&#039;esilio. Perché quell&#039;arabo, quei &#039;territori&#039; senza nome, a scuola, quello spazio bianco sulle mappe, la prateria selvaggia - io non lo sapevo, ma quell&#039;arabo ero io. Il mio nemico qui - qui dentro. Ma perché è come se all&#039;improvviso, disconnetti te stesso. Ti avvicini a una casa, spari al proprietario prima che spari a te, e anche se ha le mani alzate, perché come puoi saperlo?, quello esplode, che importa che ha le mani alzate?, e poi gli passi accanto, allora, a terra che ancora rantola, quello che era rimasto lì di guardia alle sue cose, a due tavoli di compensato e un divano sdrucito, e dici è morto, andiamo, e entri e ti sistemi per la notte, alla meglio, e cucini qualcosa e allora sì, cominciano le discussioni sulla moralità dell&#039;esercito, un&#039;ora per decidere se è giusto usare l&#039;olio, finire i loro biscotti. Ho qualcosa, dentro, che non conosco. Quest&#039;arabo con cui mi hanno cresciuto, quest&#039;arabo che mi sterminerà, in realtà è dentro di me. No, da Gaza non esiste ritorno. E non solo perché sono sicuro, io finisco in tribunale, anche tra cinquant&#039;anni, ma io finisco come Eichmann. Ma perché la verità è che questo stato che era qui per proteggermi - io non ho paura degli arabi, due pietre contro il nostro nucleare: ma chi mi protegge da Israele? Non scrivere il mio nome. Non scrivere niente che mi possa identificare. Chiamami Ismaele&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;</description>
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		<title>link con internazionale</title>
		<category>Primo blog</category>
		<pubDate>2009-11-24T14:50:57Z</pubDate>
		<description>&lt;a href=&quot;http://www.internazionale.it/home/?p=10693&quot;&gt;http://www.internazionale.it/home/?p=10693&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;</description>
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		<title>Al via le ronde dei vicini di casa il Pirellone: segnalate i sospetti | Milano la Repubblica.it</title>
		<category>Primo blog</category>
		<pubDate>2009-11-24T13:40:54Z</pubDate>
		<description>Essendo la situazione del nostro paese a un punto dai molti ritenuto chiave per la vita dell&#039;esecutivo e del suo Premier,si cerca di offrire valide distrazioni a livello nazionale e non solo,anche a livello addirittura condominiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa c&#039;è di meglio per far sì che gli elettori si buttino con anima e  cuore su un dato argomento,scordandosi di altri, se non la sicurezza?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste manifestazioni,dovrebbero investire il Sig.Colombo e il sig Brambilla del terzo piano di quella autorità che non sono mai riusciti a possedere,investirli appunto del potere di difendere dagli unni la loro propietà,la famiglia e lo stato!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma...... due domande?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la prima: il signor Colombo e il signor Brambilla nella vita svolgono rispettivamente la professione di pensionato e salumiere,che competenze/conoscenze hanno in tema di sicurezza,vigilanza e primo soccorso?&lt;span class=&quot;text_exposed_show&quot;&gt;seconda: non è forse vero che uno stato che si affida per la sicurezza ai privati cittadini è uno stato che ha seri problemi e lacune propio in quell&#039;ambito?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stato come patto,contratto sociale ,è basato sul cardine della legge,la divisione dei poteri e dei ruoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non possiamo permettere che per necessità di propaganda o di mero scandaglio elettorale,questi principi vengano ,messi da parte,perchè un precedente è un precedente e se si incomincia a accettare e digerire una prima &amp;quot;deroghina&amp;quot; nulla poi vieta di accettare &amp;quot;deroghelle&amp;quot; e &amp;quot;derogone&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pue essendo l&#039;Italia un paese basato in larga parte sulla chiusura di un occhio, non dobbiamo permettere che gli occhi per comodità  ci vengano bendati entrambi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè gli occhi bendati sono l&#039;ultimo passo prima della sigaretta e del muro,anche di quello condominiale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;</description>
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		<title>Mantova "denunciate al comune i clandestini"</title>
		<category>Primo blog</category>
		<pubDate>2009-11-24T13:29:52Z</pubDate>
		<description> A un primo esame di questa notizia non ho potuto fare altro altro se non dispiacermi profondamente e rattristarmi per il punto al quale ci vogliono portare con questi provvedimenti da caccia alle streghe o peggio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.Poi riflettendo meglio sono arrivato a queste conclusioni  ,ovvero sul fatto che la delazione a mio modestissimo parere  non gira tanto,per il semplice fatto che la delazione di per sè da sempre ha fatto più danni che altro (esempio classico le liste di proscrizione Sillane a Roma).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per deteminati scenari e operazioni ci vuole personale specializzato (la polizia?),e un sistema di immigrazione almeno almeno un pochino più europeo.Ma come al solito molto probabilmente, tutto sarebbe lasciato all&#039;improvvisazione e al caso,quindi denunce su persone sbagliate,con relativi rallentamenti amministrativi e giuridici e perdite di tempo e soldi.La soluzione per potersi definire tale non è fare gli sceriffi (o meglio in questo caso i Buscetta di turno) ma trovare veramente dei sistemi immigratori validi (sia per accoglienza,passaggio e per eventuali espulsioni).In più l&#039;idea qua sopra pone oltre a problemi etici (magari da una parte della popolazione non condivisi) ma comunque esistenti,anche problemi giuridici,ovvero quello per esempio della diffamazione (boomerang in caso di errori) e non ultimo quello umano,(cosa ne sai che quello/a è realmente un povero cristo?).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La soluzione per chiamarsi tale deve almeno in parte risolvere o alleviare il problema.non peggiorarlo o come inquesto caso probabilmente complicarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma siamo in Italia o no?&lt;span class=&quot;text_exposed_hide&quot;&gt;... &lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;text_exposed_show&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;</description>
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		<title>LIBANO,HASSAN NASRALLAH RIEELETTO ALLA GUIDA DI HEZBOLLAH</title>
		<category>Primo blog</category>
		<pubDate>2009-11-24T13:18:07Z</pubDate>
		<description>  &lt;font size=&quot;+0&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;br /&gt;Osservatorio Iraq, 20 novembre 2009 &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;br /&gt;Hassan Nasrallah è stato riconfermato per la sesta volta segretario generale di Hezbollah, il partito sciita legato a Siria e Iran e che guida l’opposizione parlamentare libanese. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;br /&gt;Il rinnovo è avvenuto al termine di un congresso nazionale durato diversi mesi e nell’ambito del quale è stato anche approvato il nuovo “manifesto” del partito. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;br /&gt;Nei prossimi giorni lo stesso Nasrallah terrà una conferenza stampa per esporre i contenuti del documento congressuale, che rimpiazza quello esistente, risalente al 1985. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;br /&gt;Stando a un comunicato ufficiale del partito, il nuovo manifesto comprende delle “modifiche che si accordano con il cambiamento avvenuto all’interno del partito e il percorso compiuto negli ultimi anni”. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;</description>
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