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29 Nov 2009 - 13:24:36
CRISI TRA AZERBAIGIAN E ARMENIA da peace reporter

Scoppiano combattimenti in Nagorno-Karabakh: almeno 15 morti



E’ stata la più grave violazione del cessate il fuoco degli ultimi quattordici anni. Ieri le truppe armene e azere si sono date battaglia per tutta la giornata nel nord del Nagorno-Karabakh, l’enclave che l’Armenia cristiana e filo-russa controlla all’interno dell’Azerbaigian musulmano e filo-occidentale.


I combattimenti hanno avuto luogo nei distretti di Terter e Goranboy e hanno visto, per la prima volta dal 1994, il massiccio impiego dell’artiglieria pesante. Il bilancio, a fine giornata, era di quindici morti: 12 soldati armeni e 3 azeri.


I governi di Baku e Yerevan – che all’inizio degli anni ’90 combatterono per il Nagorno-Karabakh una guerra costata 35mila morti e un milione di profughi – si accusano a vicenda di aver innescato gli scontri.


MappaAccuse reciproche. La versione degli azeri, rilanciata da tutti media occidentali, parla di una provocazione del governo armeno, desideroso di distrarre l’opinione pubblica interna e straniera dalla drammatica crisi politica che sta affliggendo il Paese, degenerata sabato in sanguinosi scontri di piazza a cui è seguita la proclamazione dello stato d’emergenza e un’ondata di arresti di esponenti dell’opposizione. “L’Armenia cerca di distogliere l’attenzione dei suoi cittadini e della comunità internazionale dai problemi interni al nemico esterno”, ha dichiarato oggi il portavoce del ministro degli Esteri azero, Elmar Mammadyarov.


Per il suo omologo armeno, Vartan Oskanian, è invece stato l’Azerbaigian ad attaccare, sfruttando il momento di debolezza e di crisi interna dell’Armenia. “Forse hanno pensato che noi avessimo concentrato tutta la nostra attenzione sulla nostra situazione interna e che questo poteva dargli un vantaggio psicologico – ha dichiarato Oskanian – ma non è andata così”.


Truppe armeneMinacce azere. L’ipotesi di un diversivo creato dal governo armeno è più che plausibile. La situazione a Yerevan, pattugliata dai carri armati dell’esercito dopo gli otto manifestanti uccisi sabato scorso, è molto testa: l’opposizione denuncia decine di arresti e promette battaglia. Un’aria da guerra civile che verrebbe spazzata via in caso di una nuova guerra contro il comune nemico azero.


Ma è anche vero che da giorni il presidente dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev, temendo che l’effetto Kosovo rianimi l’indipendentismo del Nagorno-Karabakh, va ripetendo che il suo Paese è ormai pronto a riconquistare militarmente la regione. “L’indipendenza del Kosovo ha avuto un impatto negativo sulla soluzione del conflitto, gli sforzi diplomatici non bastano più. Abbiamo comprato mezzi militari, aerei e munizioni e ormai siamo pronti per liberare le nostre terre, i nostri territori occupati dagli armeni”.


Il BtcIl petroliere. Grazie ai favolosi introiti delle vendite di petrolio all’occidente (schizzate alle stelle dopo l’apertura dell’oleodotto Baku-Tbilsii-Ceyan) e forte del sostegno della Nato (l’Azerbaigian è membro dell’alleanza filo-atlantica G.u.a.m. con Georgia, Ucraina e Moldova), lo corso novembre il presidente Aliyev ha quasi raddoppiato le spese militari, portando il budget annuo della Difesa a 1,3 miliardi di dollari. Per molti questo significa solo una cosa: l’Azerbaigian si sta preparando a una nuova guerra con l’Armenia per riconquistare il Nagorno-Karabakh perduto negli anni ’90, quando l’Azerbaigian era un



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